lunedì 9 aprile 2012

ORIENTAMENTO SCOLASTICO


ORIENTAMENTO SCOLASTICO
CORSO DI AGGIORNAMENTO
A.S. 2011 2012
A cura della Dottoressa Vimercati e del Dottor Luisetto
USR – UST Lombardia
 (appunti personali di Laura Veroni, non rivisti dal relatore del corso)

Vedere l’ORIENTAMENTO come cultura e prassi didattica è fondamentale, per evitare il fenomeno della dispersione scolastica. Occorre, prima di tutto, dare ai ragazzi strumenti di autoconoscenza.
Per rendere fattibile l’obiettivo di cui sopra, l’Ufficio Scolastico Regionale sta attuando un piano nazionale dell’Orientamento.
A questo proposito, vengono considerati fondamentali i primi interventi di orientamento, da parte di esperti, già a partire dalla seconda media.
Non basta, quindi, fare orientamento unicamente in terza, alle soglie della fatidica scelta della scuola superiore, ma risulta importante un approccio tempestivo, che comprenda magari anche la classe prima, con interventi didattico/educativi da parte dei docenti, a livello interdisciplinare, adeguati al livello di apprendimento degli alunni.
Molto importante, per verificare l’esattezza del consiglio orientativo, da parte del corpo insegnante della scuola secondaria di primo grado, è la COMUNICAZIONE tra i due livelli di istruzione, quello di primo e quello di secondo grado. In sostanza, necessita un ritorno dalla superiore alla media, tale da verificare il consiglio orientativo nella sua validità.
La famiglia deve divenire un altro elemento importante di questo processo di scelta e, come tale, è necessario il suo coinvolgimento. Da qui, l’istituzione di serate informative per i genitori ad opera di esperti.
STUDENTI, GENITORI E DOCENTI si trovano quindi coinvolti e chiamati a divenire parte attiva di questo processo.
Per quanto riguarda la scuola della nostra provincia, possiamo reperire importanti informazioni, consultando il sito: (per tornare all’articolo, clic su freccia INDIETRO)
linguetta, posizionata in alto nella pagina, ORIENTAMENTO  e SCUOLA & LAVORO.

Novità della didattica di questi ultimi anni è la PROGETTAZIONE PER COMPETENZE, che comporta un approccio LABORATORIALE: le conoscenze e i contenuti non vengono più impartiti dall’alto (dal docente all’alunno) bensì sperimentati direttamente dagli studenti, ovviamente sotto la guida ed il controllo del docente stesso.
L’individuo, dunque, costruisce da sé la propria qualificazione, ricomponendo i saperi acquisiti nei vari ambiti. Infatti, gli ambiti che formano la persona sono vari e la scuola non è più l’unica a dispensare i saperi, come un tempo.
Pensiamo, per esempio, alla tecnologia, che, negli ultimi 20 anni, ha riorganizzato la nostra vita.
L’istruzione formale non comprende più la maggior parte del nostro apprendimento, alla realizzazione del quale concorrono: compiti lavorativi, reti personali, comunità di pratica.
Oggi si è compreso che lo studente è bravo NON SE RIPETE BENE LA LEZIONE, MA SE SA AFFRONTARE LE SITUAZIONI PROBLEMATICHE SCOLASTICHE ED EXTRASCOLASTICHE.
Se un alunno conosce perfettamente la grammatica di una lingua straniera, per esempio l’inglese, ma poi va a Londra e non è in grado di chiedere informazioni, allora non avrà acquisito la competenza linguistica.
L’individuo della società attuale è bombardato da stimolazioni molteplici, è coinvolto in diverse attività, vive in gruppi e fa parte di associazioni, sportive, oratoriali, amicali e quant’altro. Famiglia, Scuola, amici e sport concorrono tutti a formare la personalità dell’individuo e a svilupparne le capacità/competenze sociali e non solo.
I ragazzi di oggi vivono connessi alla rete Internet, collegati ai social network, nei quali trascorrono buona parte del loro tempo. Ed è proprio da Internet che acquisiscono informazioni molteplici. Ma senza la guida di un adulto educatore, rischiano di perdersi e di perdere l’orientamento. Diventano bravissimi a copiare, ma non sanno rielaborare, non sanno pensare con la propria testa e tendono ad uniformarsi alla massa, senza criticità. Per crescere, dunque, hanno bisogno di essere seguiti, orientati, da adulti che li aiutino a sviluppare consapevolezza, criticità e capacità di scelta.

Una cosa molto utile che possiamo fare con i nostri alunni è RAGIONARE con loro sulle loro ESPERIENZE  di vita.
Non esiste solo l’apprendimento di tipo formale (scolastico, per intenderci), bensì anche quello informale e non formale ed è proprio su questi ultimi due che dobbiamo fare leva anche nella scuola. Se non interveniamo su Internet, ad esempio, rischiamo di creare una società di sudditi, anziché di cittadini. Tutto, comunque, si gioca sulla capacità di apprendere e sulla padronanza dei saperi fondamentali, come diceva Madame Cresson.
Gli apprendimenti acquisiti in ambito non formale devono integrarsi (e di fatto si integrano) con quelli acquisiti in ambito formale.
I ragazzi devono imparare a funzionare in gruppi socialmente eterogenei, ecco perché è fondamentale che noi docenti diamo loro strumenti interattivi, senza per questo perdere di vista lo zoccolo comune costituito dalle CONOSCENZE  e dalle COMPETENZE, che, insieme, costituiscono, a loro volta, tutto quello che l’individuo deve sapere utilizzare al termine della scuola, in diversi contesti.
La scuola  DEVE sapere cosa gli studenti sono in grado di fare, per orientarli nel mondo del lavoro. E questa specificità appartiene particolarmente alla scuola superiore.
La novità nell’ambito della riforma scolastica della scuola superiore di secondo grado è costituita dalla differenziazione tra ISTRUZIONE TECNICA E ISTRUZIONE PROFESSIONALE.
Per aiutare gli alunni nella scelta della scuola superiore, i docenti delle medie devono porre ai ragazzi la domanda CHE COSA VUOI FARE DA GRANDE?
Un’altra domanda, che devono fare a se stessi, invece, è la seguente: questo alunno ce la può fare a sostenere 5 anni di scuola superiore?
Sembrano entrambe ovvietà, ma non dobbiamo mai perderle di vista.
L’INFORMALAVORO invita a consultare online il sito dell’ISTPOL, Orienta online, che parla delle professioni e del percorso formativo che si deve affrontare per arrivarci.

Altri siti utili, al proposito, risultano i seguenti: (per tornare all’articolo, clic su freccia INDIETRO)
Non dobbiamo mai perdere di vista, come docenti, le COMPETENZE  per la cittadinanza attiva quali, ad esempio, imparare ad imparare, progettare, agire in modo autonomo, ecc…
Un buon progetto di orientamento è tale quando, già nella struttura, consente il raggiungimento degli obiettivi.
La bontà di un  progetto, infatti, consiste nella POTENZIALITA’ DI RISULTARE EFFICACE.
Elementi da tenere presenti ex ante sono: la contestualizzazione, la coerenza e la tutorialità.
Il progetto, dunque, deve essere coerente con la visione dell’orientamento relazionale ovvero deve considerare l’orientamento come PROCESSO, tenendo conto della MULTIDIMENSIONALITA’, dell’AUTOVALUTAZIONE, della METACOGNIZIONE, del PROTAGONISMO DEL SOGGETTO e dell’APPROCCIO COSTRUTTIVISTA.
Orientare è LAVORARE sulle informazioni, non dare informazioni.
L’AUTOVALUTAZIONE risulta
 fondamentale anche nell’asse del tempo, in quanto il soggetto deve essere sempre protagonista, in quanto processo di crescita ed emancipazione per la realizzazione del processo di maturazione personale.
La funzione del docente risulta essere quella di AIUTO, SOSTEGNO, ACCOMPAGNAMENTO.
Molto importante, inoltre, è che il progetto sia LOCALE, mirato ai fabbisogni orientativi di quella specifica utenza, che tenga conto delle opportunità, delle risorse e dei vincoli del contesto nel quale si opera, nonché delle competenze possedute dai docenti (da qui la necessità di formazione).
Vanno definiti con chiarezza ruoli e compiti (chi fa che cosa?) dei singoli enti della rete e degli operatori, in primis quelli della scuola, che detiene la regia della realizzazione del progetto.
E’ indispensabile che ciascuno studente abbia come punto di riferimento un adulto che supporti il suo processo di crescita (funzione di tutorialità).
 Quando stendiamo il nostro progetto orientativo, quindi, poniamoci le seguenti domande:
  • Il percorso che voglio seguire si articola secondo una gradualità?
  • Le azioni previste sono diversificate su informazione, formazione, consulenza?
  • Lo studente è coinvolto in modo attivo? Secondo quali modalità?
  • Sono presenti azioni mirate allo sviluppo di competenze meta cognitive e di autovalutazione? Quali?
  • Le azioni didattiche previste possono offrire occasioni di co-costruzione delle competenze e delle conoscenze?
E’ anche necessario tenere conto dei bisogni orientativi dell’utenza, delle risorse umane e strumentali, nonché dei vincoli. Dobbiamo chiederci se il progetto sia condiviso da tutti oppure no, se coinvolga enti e istituzioni del territorio e in quale misura, se tutti i docenti abbiano ricevuto una formazione per la didattica orientativa, se i docenti referenti abbiano una formazione specifica, se esista una figura tutoriale che coordini il progetto.
La Dottoressa Vimercati invita a fare riferimento ad un testo fondamentale quale “Insegnare e apprendere nella società cognitiva” di Madame Cresson.
In conclusione, vediamo un esempio di articolazione di progetto di orientamento, sulla base di quello dell’Istituto comprensivo di Saronno (Materiale reperibile sul sito InformaGiovani di Saronno).
CLASSE 1^:
CONOSCERE SE STESSI:
  • Mi presento
  • Ciò che mi piace
  • Le emozioni dei primi giorni di scuola
  • Se fossi… (riflessioni su se stessi)
  • Leggere la realtà circostante (interviste)
  • Uso del diario personale
  • Importanza dello studio
  • I manuali e il materiale scolastico
  • Il tempo dello studio: saperlo organizzare
  • Imparare a valutare il proprio metodo di studio
  • Le regole nella scuola
CLASSE 2^:
COME MI COMPORTO:
  • Il mio stile cognitivo
  • Concentrarsi
  • Il mio metodo di studio
  • Io al… cubo (osservazione dell’immagine di noi stessi attraverso gli atri)
  • Profezie e aspettative ( le aspettative degli altri creano condizionamenti)
CLASSE 3^:
DOPO LE MEDIE FARO’…
  • Conoscere se stessi e i propri interessi
  • Autovalutarsi rispetto al rendimento scolastico
  • Imparare a leggere la realtà circostante
  • Conoscere l’offerta formativa del territorio

Laura Veroni

1 commento:

  1. ho letto il tuo articolo. lo trovo interessante.
    Silvia

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