domenica 7 dicembre 2014

NOI, LA CLASSE F!

Un momento del concerto di Giugno, alla Festa della Birra di Malnate.
Uno dei pochi video del nostro gruppo, la Classe F.

L'audio non è il massimo, ma rimane pur sempre un bellissimo ricordo.
Il nome del nostro gruppo nasce dalle nostre iniziali:

C = Claudio (chitarra)
L = Laura (voce) e Leonardo (basso)
A = Ale (tastiera e voce)
S = Serena/Ena (voce)
e infine
F = Filippo (batteria)

Quella sera ha cantato con noi un'ospite speciale: Adriana!

le tre voci femminili della serata:
Adriana (a sinistra), Laura (al centro), Serena (a destra)

Per vedere il filmato, cliccare QUI!

domenica 30 novembre 2014

UN FOTTUTO NATALE

E' uscita oggi l'antologia dei racconti vincitori del concorso indetto da Meme Publishers 

CARTOLINE DI NATALE.

E' possibile scaricare gratis. 
Per chi lo desidera, basta cliccare QUI!
Il mio racconto si intitola: 
UN FOTTUTO NATALE.

Un sentito GRAZIE a Meme Publishers!

la copertina della raccolta

sabato 29 novembre 2014

ULTIMA FERMATA SAN BABILA

Martedì 2 Dicembre 2014 
sul sito di LETTURE DA METROPOLITANA uscirà il mio racconto 


ULTIMA FERMATA SAN BABILA

classificatosi secondo al concorso omonimo.

Un pomeriggio coinvolgente, quello di oggi a Milano, in via Cenisio 62, nella suggestiva location di A VOLTE SPAZIO, dove il pubblico ha potuto ascoltare i 10 racconti finalisti del concorso, letti con grande professionalità dagli attori della compagnia teatrale SpazioQua.
Luci soffuse, musica di sottofondo (rigorosamente dal vivo), immagini proiettate su maxi schermo: questo lo scenario della sala in cui si è svolta la premiazione.



Un sentito GRAZIE alla giuria, agli organizzatori Cinzia, Bibiana e Cristian e all'attrice che ha magistralmente interpretato il mio testo. 
Un grazie anche al pubblico presente in sala e a tutti coloro che vorranno leggermi.



domenica 9 novembre 2014

TIKI... TI, da Max dei Fichi d'India!

locandina (particolare)

Ieri sera, sabato 8 Novembre 2014, il nostro gruppo, la CLASSE F, si è esibito al TIKI... TI, il locale di Max dei Fichi d'India.

il nostro logo

E' per noi stato un onore suonare a cantare i nostri pezzi su un palco calcato da gruppi di un certo livello, nonché da noti personaggi dello spettacolo.
Ringraziamo Max, sua moglie (che gestisce il locale) e gli organizzatori della serata, il tecnico dei suoni, che ci ha seguiti da prima del concerto, per il settaggio volumi (e non solo), il personale tutto del locale e la gente che ha partecipato allo spettacolo, restando in nostra compagnia fino a mezzanotte. 
Un grazie anche al DJ, che ha curato le musiche del dopo spettacolo.
Un grazie in particolare va alla mia amica Nadia, che non vedevo da moltissimo tempo e che, venuta a conoscenza dell'evento, ha voluto essere presente.
E, naturalmente, grazie a Gabriele Sottocasa, il nostro agente :-) 

la locandina degli eventi di Novembre 2014

domenica 2 novembre 2014

2 Novembre, Commemorazione dei Defunti

Ho sempre amato "I Sepolcri" del Foscolo, sin dai tempi del liceo, nonostante la fatica nel parafrasare ogni verso. Ancora oggi, quando penso alla morte, mi sovvengono i versi del poeta. 
Quale carme migliore, per commemorare questo giorno?
Trovo il testo, in questa prima parte che riporto di seguito, sempre attuale, nonostante risalga al 1807. E stamattina, mentre osservavo le fotografie sulla tomba di famiglia, non ho potuto fare a meno di riflettere sul fatto che i miei nonni sono nati proprio alla fine dell'Ottocento...

All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? Ove piú il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d'erbe famiglia e d'animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l'ore future,
né da te, dolce amico, udrò piú il verso
e la mesta armonia che lo governa,
né piú nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell'amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro a' dí perduti un sasso
che distingua le mie dalle infinite
ossa che in terra e in mar semina morte?
Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve
tutte cose l'obblío nella sua notte;
e una forza operosa le affatica
di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe
e l'estreme sembianze e le reliquie
della terra e del ciel traveste il tempo.
      Ma perché pria del tempo a sé il mortale
invidierà l'illusïon che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite?
Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l'armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de' suoi? Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l'amico estinto
e l'estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall'insultar de' nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli.
      Sol chi non lascia eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
fra 'l compianto de' templi acherontei,
o ricovrarsi sotto le grandi ale
del perdono d'lddio: ma la sua polve
lascia alle ortiche di deserta gleba
ove né donna innamorata preghi,
né passeggier solingo oda il sospiro
che dal tumulo a noi manda Natura.
...

(da: I Sepolcri, U.Foscolo)

domenica 19 ottobre 2014

Diciannove Ottobre, Santa Laura


Silenzio e quiete
Alti cipressi si stagliano
nell'azzurro d'autunno
il sole mi scalda le spalle.

Sguardi muti i nostri
i miei occhi fissi
nei tuoi che mi guardano
sempre uguali a se stessi.

Sono in pace nella quiete
di questo luogo romito.
Mi perdo in pensieri di assoluto
mi lascio naufragare
dove non è mai sole
dove non è rumore
dove non è traccia di umana presenza.

E mi sento serena.

Improvviso scricchiolare di ghiaia
sotto anonimi passi
ossequiosi di questo luogo
di eterno riposo.

Ritorno alla vita.

(L.V.)

mercoledì 15 ottobre 2014

IL TEMA: CONSIGLI UTILI PER I MIEI NUOVI ALUNNI.

      Ciao, ragazzi,

ho pensato di lasciarvi alcuni link utili per la stesura di un buon tema, dal momento che molti di voi non ne hanno mai svolto uno, mentre altri non hanno ancora ben chiaro in che cosa consista la composizione scritta.
Quest'anno affronteremo lo studio TESTO NARRATIVO e lo analizzeremo insieme, strada facendo, ma, poiché lunedì vi troverete ad affrontare il vostro primo vero componimento, vi lascio qui alcuni suggerimenti. 
Fatene tesoro, mi raccomando! Ne parleremo, comunque, anche in classe, prima della prova, tranquilli!

Per conoscere la struttura del TESTO, cliccate QUI! (freccia INDIETRO, in alto a sinistra per tornare alla pagina presente). Limitatevi alla struttura del testo narrativo!

Per i suggerimenti su come svolgere un buon tema, invece, cliccate QUI (freccia INDIETRO, in alto a sinistra per tornare alla pagina presente).

Potete "saccheggiare" liberamente il mio sito didattico, rubate tutte le informazioni che vi servono, scaricate senza problemi: è tutto per voi!
Potete anche prendere visione di alcuni temi già svolti negli anni passati da altri miei alunni, per farvi un'idea e per dilettarvi un po'.
Per consultare i TEMI SVOLTI, vi basta scorrere fino in fondo la pagina del link IL TEMA. 

Per chi lo desiderasse, è possibile acquistare l'ebook TEMA, CHE PASSIONE!
disponibile cliccando QUI. Vi troverete pagine utili dal punto di vista didattico e tanti spunti per svolgere i vostri temi.
Il libro è disponibile anche in versione cartacea, ma, per questo, vi consiglio di rivolgervi alla biblioteca scolastica, alla quale ne ho donate 3 copie che potrete consultare gratis!

Buono studio e buona lettura!

La vostra prof

domenica 12 ottobre 2014

IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' VARIO?

        
Come mai questa riflessione dal titolo che rievoca un vecchio detto? Per dare voce ai miei pensieri, per condividerli con chi lo volesse, ma soprattutto con i miei ragazzi, in particolar modo quelli più grandi, di terza, che mi fanno molte domande su quanto sta accadendo nel mondo. Anche i più piccoli (prima media) hanno domande che esigono risposte. Domande diverse, inerenti argomenti diversi, di attualità, meno complessi, magari, più alla loro portata, ma pur sempre domande urgenti. E, come educatrice, prima che come insegnante (poiché sono convinta che la prima missione di un docente sia EDUCARE, nel senso di AIUTARE I PROPRI ALUNNI A CRESCERE), ritengo doveroso, da parte mia, ASCOLTARE le loro richieste e RISPONDERE. Ma non voglio limitarmi alla risposta, voglio aprire la discussione, a costo di perdere un'ora di lezione, perché parlare di certe cose che riguardano la vita di noi esseri umani è, a mio avviso, molto più istruttivo che spiegare una regola grammaticale o un capitolo di storia o di geografia, che possono aspettare, di fronte all'animo umano che scalpita. Le domande intrinseche dell'uomo sul senso, sul significato di quello che riguarda se stesso o il mondo o la vita sono, a mio giudizio, molto più importanti.  
              
Parto dall'argomento meno complesso: IL BULLISMO e la VIOLENZA sulla persona. Mi sto riferendo all'episodio di Napoli, di quel ragazzino seviziato da un ventiquattrenne che gli ha perforato parte dell'intestino con un compressore ad aria. I ragazzi di classe prima mi hanno chiesto perché. Parliamone, ragazzi, sì parliamone! E ne abbiamo parlato per un'ora intera e i loro animi erano così accesi e infuocati, che è stato difficile controllare la classe e disciplinare la successione delle domande e degli interventi. E così si è aperto tutto il discorso sul bullismo e sul rispetto per il prossimo.
RISPETTO, ragazzi, perché è proprio quello che manca e che dobbiamo imparare sin da piccoli e sin dalle piccole cose.     
La notizia ha sconvolto anche me, mi ha lasciato dentro un senso di rabbia e  di stordimento, di incredulità, di desiderio di giustizia, di solidarietà per la famiglia del quattordicenne violato e di rabbia e voglia di esplodere contro il violentatore e la madre dello stesso, che piangeva davanti alle telecamere, sostenendo che il figlio non voleva fare del male al ragazzo, che si era trattato solo di un gioco. Di un gioco??? Ma come? Quella è stata VIOLENZA ALLO STATO PURO: FISICA, VERBALE E PSICHICA!!! E poi leggo sul giornale che il ventiquattrenne è addirittura padre di due bambini. E la notizia mi lascia ancor più sconvolta! Da che cosa dipenda il gesto di questo giovane "padre", lo lascio agli esperti, io posso solo ipotizzare che, a suo tempo, non abbia ricevuto un'educazione adeguata dalla famiglia (che è la PRIMA educatrice dell'individuo) su quello che è il RISPETTO DELLA VITA E DEGLI ALTRI. Come la madre della vittima, nemmeno io ritengo esistano scuse sufficienti a riparare il danno, e l'imputazione di violenza sessuale resta, insieme a quella di tentato omicidio. Pensiamo che, superato il danno fisico, questo ragazzo si porterà dietro per tutta la vita il danno psicologico e morale che nessuna scusa potrà mai risarcire.
Impariamo, allora, ad avere rispetto degli altri, come dicevo, a partire da piccoli e dalle piccole cose. Anche a scuola, ragazzi! Perché, ad esempio, parlare sopra a un compagno che già sta parlando, perché prevaricare gli altri con la prepotenza? Ci sono spazio e tempo per tutti: impariamo a controllarci e a gestirci nel nostro piccolo! Perché compiere atti di bullismo verbale o fisico contro un compagno? Ce n'è davvero bisogno? Vedo un ragazzo grasso e lo prendo in giro, uno che si veste in un certo modo e lo prendo in giro, mi diverto a intimidire chi è più debole di me, "gioco" a provocare qualcuno, minaccio qualcun altro di darmi la sua merenda, se no lo aspetto fuori da scuola. NO!!! NON E' COSI' CHE MI DEVO COMPORTARE! Dalle piccole cose nascono grandi guerre, perché i soprusi generano desiderio di vendetta, di rivalsa e una sciocchezza può degenerare in tragedia! E, allora, poniamoci SEMPRE nei panni dell'altro, di quello che abbiamo davanti, e domandiamoci: sarei contento se lui mi trattasse come lo tratto io?  
E se invece siamo le vittime del bullismo, denunciamolo! A chi? Avete a disposizione le figure adulte di riferimento: genitori, insegnanti, preside. Fatelo! Non sbrigatevela da soli: gli adulti hanno il potere e il dovere di aiutarvi. Detto questo, vi rimando a un lavoro sul bullismo che ho svolto con una delle mie classi in passato e che potete trovare in internet cliccando qui (per tornare al presente articolo, clic su freccia TORNA INDIETRO in alto a sinistra).

E vengo ora al secondo argomento, quello complesso e delicato. Lo dico in una sola parola: ISIS. Sembra quasi la sigla di una scuola: Istituto Secondario di Istruzione Scolastica. Sarebbe meglio che fosse così, invece, purtroppo è tutta un'altra cosa.     
<<Che cosa ne pensa dell'ISIS, prof?>>, mi chiede un alunno di terza.    
Lo devo dire? Si tratta di una questione calda. E' bene che io mi esprima? Sì! Lo è, accidenti se lo è! E ne parliamo per un'ora e discutiamo di notizie ascoltate al telegiornale, di articoli letti sui quotidiani; qualcuno parla di articoli apparsi in Facebook, io faccio spesso riferimento al blog di Nino Fezza (per tornare all'articolo, clic su freccia TORNA INDIETRO, in alto a sinistra).
C'è chi sa, chi è informatissimo (sicuramente ne discutono in famiglia), chi sa poco e chi non sa proprio nulla. E ne parliamo insieme. Io cerco di dare loro le informazioni, facendo riferimenti storico-geografici dell'area calda, poi ognuno dice la propria. Li lascio liberi di esprimersi, di inorridirsi, di scandalizzarsi, di sconvolgersi, di arrabbiarsi, di proporre soluzioni (perché c'è anche chi ci prova a trovare una soluzione al problema, in modo semplice, adeguato alla giovane età), poi intervengo a dire la mia, a disciplinare gli estremismi.       
E ora, soffermiamoci su quest'ultima parola: ESTREMISMI.     
E' una parola importante, fondamentale. E' dagli estremismi che sono partite le guerre, sin dai tempi antichi. Ma, se vogliamo stare ancorati a una storia recente, di cui i vostri nonni o bisnonni sono stati testimoni, vi rimando alla storia che studieremo tra poco: fascismo, nazismo, stalinismo, Prima e Seconda Guerra Mondiale; rivoluzioni nel mondo, dalla Russia alla Cina; guerre: Vietnam, Corea, crisi di Cuba, conflitto arabo-israeliano...
L'ISIS sta combattendo una guerra estrema contro quello che ritiene essere il nemico: il mondo occidentale. E' nato come organizzazione terroristica e si è allargato a macchia d'olio, conquistando proseliti alla propria causa e conquistando anche territori nell'area siriano-irachena, divenendo un vero e proprio stato. E non si ferma. I guerriglieri non hanno paura di morire, perché combattono una guerra religiosa, perché hanno un credo potente che li rende potenti, perché sono convinti che la vera vita sia nell'aldilà dove chi ha combattuto su questa terra per la causa islamica, avrà il paradiso garantito. Ci credono, ci credono fermamente e in  nome di questa fede sono pronti a tutto. Sono popoli poveri, quelli del Medio Oriente: che cosa hanno da perdere? Ci odiano, perché siamo un mondo ricco, che in nome della propria forza economica, da sempre, ha sfruttato e sfrutta le popolazioni povere del Terzo e del Quarto Mondo. Odiano la nostra arroganza, la nostra presunta superiorità, il nostro benessere, la società dei consumi che rappresentiamo, mentre altrove si muore di fame e si combatte una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Odiano lo squilibrio del mondo. E, in effetti, il mondo è squilibrato. Pensiamoci! Chi ha troppo e chi nulla, chi spreca le risorse (tanto ne ha in abbondanza) e chi non ne ha e muore per questo.     
Abbiamo appena studiato il capitolo sulle potenze europee che nel primo Novecento hanno colonizzato l'Africa, spartendosela come se fosse una torta da fare a fette: una fetta a te, una fetta a me. I popoli europei hanno sfruttato le ricchezze del continente africano che, studieremo in geografia, è ricco di risorse. Ricco! Vi sembra strano, vero? Eppure è così. Gli europei hanno colonizzato le regioni africane, ne hanno usurpato le ricchezze, hanno imposto la monocoltura, impoverendo il terreno (eppure nel medioevo avevano ideato la rotazione triennale con la varietà delle coltivazioni e una parte del terreno a maggese!), hanno ridotto in schiavitù le popolazioni, hanno diviso arbitrariamente le etnie, tracciando confini politici a tavolino, dividendo etnie uguali e mettendone insieme di diverse. Siamo stati noi a creare il caos! Eh, già, proprio così! Abbiamo imposto il nostro dominio, sfruttando quelle regioni per i nostri interessi economici, ci siamo arricchiti, lasciando quei popoli nella miseria, poi, con la decolonizzazione, sono cominciate le guerre per l'indipendenza e guerre interne ai vari stati africani, colpi di stato di capi militari, di eserciti, per prendere quel potere che non avevano mai avuto e le diverse etnie che noi avevamo mescolato si sono scontrate.
Questi gli antefatti.     
Con questo, non voglio giustificare quello che stanno facendo, voglio solo farvi capire alcune cose. Prima tra tutte, che il mondo vive di forti squilibri e questi squilibri sono la causa vera delle guerre attuali. Squilibri e ingiustizie che hanno alimentato l'odio di popoli verso altri popoli.       
Ho visto l'altra sera in TV un servizio su Sky intitolato "Dentro l'ISIS", servizio propagandistico realizzato dai terroristi per perorare la propria causa. Terribile, ma molto istruttivo. Ho visto un filmato trasmesso, dal programma "Virus", in cui si mostravano le atrocità compiute dai terroristi, che sparavano a caso dall'auto in corsa alle persone per strada: una non era morta e l'hanno finita come una vera esecuzione. Al grido "Allah è grande", hanno fatto saltare in aria un uomo, legato alla dinamite. Ho letto di giovani adolescenti che si stanno suicidando in massa, perché cadute in mano all'ISIS e usate come schiave del sesso. Si impiccano col velo. Una guerrigliera curda si è uccisa, pur di non finire in mano all'ISIS... quante altre notizie potrei riportarvi!
Ho ascoltato le dichiarazioni dei miliziani del gruppo terroristico che sta addestrando i bambini all'uso delle armi e li sta indottrinando all'odio verso gli occidentali, ho visto la folla che faceva giuramento di fedeltà al capo religioso dell'ISIS, ragazzi di quattordici, quindici anni che si arruolano, perché vogliono combattere per quella che ritengono la loro causa, ma tra tutte le dichiarazioni, mi ha colpita quella di un terrorista che ha detto: <<Verremo a prendere le vostre donne e i vostri figli (rivolto al mondo occidentale) e faremo loro quello che voi avete fatto alle nostre donne e ai nostri figli>>. Lo ha detto serio, minaccioso, ma poi è scoppiato in lacrime sulla seconda parte della dichiarazione: faremo loro quello che voi avete fatto alle nostre donne e ai nostri figli. Quello non era più il guerrigliero che parlava, ma l'uomo.    
Mi ha molto colpita. Ma ho pensato subito: che cosa abbiamo fatto noi alle loro donne e ai loro figli? VOI, NOI: questione di pronomi, parole che distinguono popoli, razze, religioni, civiltà diverse. IO non ho fatto niente. Ma QUALCUNO certamente deve aver fatto.   
Ecco... lo scontro,  le ingiustizie, le sopraffazioni hanno generato l'odio e l'odio ha generato la guerra. Chi è più forte vince, ma non sempre la forza è quella delle armi. Esiste anche la forza della fede, come stanno dimostrando gli islamici e, se uniamo le due forze (militare e religiosa), la miscela risulta pericolosa alla pari di una bomba atomica.      

Tornando al titolo, IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' VARIO,  mi viene in mente una battuta che si sente spesso: IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' AVARIATO.
A me viene solo da pensare: IL MONDO NON E' PIU' BELLO PERCHE' E' AVARIATO. E siamo stati noi esseri umani a ridurlo così. La colpa non è sua, tua, loro, nostra, vostra, mia: è di tutti. 
Troppi squilibri, troppa disuguaglianza. La parola magica, allora, potrebbe essere una sola: RISPETTO inteso come AMORE PER IL PROSSIMO. 

sabato 4 ottobre 2014

SEMINARIO DI SCRITTURA CON ANDREA FAZIOLI

La scomparsa di Oronta:
tecnica e mistero della scrittura



Pensavo che non avrei trovato nessuno di mia conoscenza, invece...
Maddai, c'è Sergio! Che bella sorpresa! Mi siedo accanto a lui, in seconda fila. Ed ecco che arriva Carla e subito dopo Ambretta! Non ci credo, c'è pure Barbara! Mi volto: la sala è piena. Fabio, Elisabetta! Ma sono a casa!      
La sala è gremita di persone di tutte le età, in maggioranza donne. Che la scrittura sia femmina? La scrittura... In effetti... Ma il relatore è un uomo: Andrea Fazioli.   
Avevo assistito ad una sua presentazione al Bookcity di Milano nel Dicembre scorso, ma in quell'occasione avevo conosciuto lo scrittore e non il brillante curatore di un corso di scrittura.   
L'esperienza di oggi è stata bella, elettrizzante, interessante, utile.   
Certo, non che in un seminario di una giornata si possano imparare le tecniche della scrittura, ma alcune informazioni, alcuni spunti utili all'arte dello scrivere sì.      
Fazioli è brillante e coinvolgente. Sei ore di corso e non accorgersene nemmeno: poteva intitolarsi così questo seminario. Oppure: Sei ore di corso e pensare "Che peccato, è già finito!". Della serie: esperienza più che positiva.
Al di là delle considerazioni personali, però, vorrei raccontare in breve le attività svolte e i consigli appresi, di cui fare tesoro, senza rischiare di dimenticare qualcosa.       
Prima di tutto, un consiglio fondamentale, quella che si potrebbe definire la condizione sine qua non per poter imparare a scrivere: leggere molto. Poi tenere sempre presente l'EQUILIBRIO.    
Fazioli parla di FIDARSI e paragona la scrittura a un gioco tra scrittore e lettore nel quale occorre fiducia reciproca. Lo scrittore deve trasmettere al lettore che ciò che egli scrive sia vero. Entrambi, però, sono consapevoli che si tratta di un gioco, di una finzione necessaria per avvicinarsi appunto alla verità.               
Ma di che cosa dobbiamo fidarci?
Fazioli fa notare come l'essere umano sia tormentato e abbia sempre bisogno di altro, di qualcosa di più: l'uomo non si accontenta mai. E lo scrittore, nei suoi personaggi, deve fare sentire questo bisogno di altro. In questo modo, i personaggi instilleranno fiducia nel lettore che li riconoscerà simili a sé.     
C'è un obbligo, quando si scrive: RISULTARE INTERESSANTI.  
Fazioli sviluppa tre punti:    
1.  la PROMESSA, che viene giocata sulla differenza tra i personaggi e le situazioni e sul conflitto.           
2.  il MISTERO: i personaggi devono risultare misteriosi e per questo lo scrittore deve servirsi dei dettagli (usiamone molti!).  
3.    l'IMPERFEZIONE nel rapporto tra i personaggi e i valori. Il personaggio è imperfetto e va alla ricerca di valori di perfezione (tormento).           
Parla quindi dello STILE, evidenziando come questo sia il risultato di una MANCANZA. Non si costruisce un proprio stile andando contro le nostre mancanze, ma assecondandole. Se cerchiamo di essere tecnicamente perfetti, diventiamo banali e non siamo più originali.               
4.    l'IDENTIFICAZIONE: è un lavoro che deve fare il lettore, non l'autore.       
Fazioli spiega che noi esseri umani trasformiamo tutto in storia.       
A questo proposito ci mostra un video, The Heider-Simmel illusion (per visualizzarlo clicca qui! Per tornare all'articolo, vai sulla freccia indietro, in alto a sinistra!), a dimostrazione di come ognuno tenda a creare una storia intorno al filmato, dando la propria interpretazione, quando quella reale è una sola: non c'è nessuna storia dietro a quelle figure, sono solo figure. Questo dimostrerebbe anche che lo scrittore non deve spiegare tutto, perché è il lettore stesso che elabora, colmando i vuoti che l'altro lascia.  
5.    la SORPRESA: riguarda l'atmosfera ed è ciò che genera il contrappunto, della serie LE COSE NON SONO COME SEMBRANO.    
La sorpresa può essere razionale, ma deve essere anche emotiva.  
6.    l'IRONIA: è la riflessione su un personaggio. Avviene nel momento in cui l'autore effettua un distacco dai propri personaggi, se ne allontana.     
7.    l'EQUILIBRIO tra tutte le precedenti dinamiche. Mantenersi fedele a ciò che si vuole raccontare è l'arte dell'equilibrio ed è l'unico vero compito dello scrittore.    
  
Non cerchiamo il perfezionismo, quando scriviamo, evitiamo di essere troppo tecnici, non seguiamo fedelmente un modello, ma restiamo fedeli a noi stessi. La REVISIONE ATTENTA e MIRATA del testo è necessaria, dopo la stesura di getto, irrazionale, ma NON lo DEVE STRAVOLGERE.  

Fazioli si è avvalso di alcuni strumenti, per meglio trasmetterci tutti i concetti di cui sopra, fornendo esempi attraverso filmati e musiche ("Architetture Lontane" di Paolo Conte e "Fine and mellow" di Billie Holiday con Lester Young), leggendo e analizzando brani tratti da romanzi, racconti e poesie di autori famosi contemporanei e del passato (Bernard Malamud, Joseph Roth, Vladimir Dimitrievic, Gianni Rodari, Mario Luzi, Graham Green fino ad arrivare indietro nel tempo a Senofonte con la sua Anabasi, leggendo il passo del tradimento di Oronta, da cui il titolo del presente seminario).  
Il corso si è concluso con un esercizio, consistente nella realizzazione di un testo.      
Fazioli ha distribuito un foglio a testa e ha dato alcune istruzioni:      
1.    scrivere una lista di 5 cose/persone/sentimenti che abbiamo smarrito;       
2.    scrivere il nome di un Hotel e relativo indirizzo (anche inventato);     
3.    scelta dalla lista di una delle 5 cose smarrite; 
4.    incipit dato;
5.    ascolto di HESITATION di Paolo Conte;  
Ad ogni punto, i corsisti hanno passato il foglio alla persona alla propria destra, così da ritrovarsi tra le mani passaggi di una storia non nata da sé, ma da altri, quindi meno semplice da sviluppare.      
Inizio lavoro/compito: scrivere in 5 minuti, di getto, senza mai fermarsi, senza riflettere, senza cancellare, senza tornare indietro, senza rileggere, fino allo stop!     
Al termine dell'esercizio, abbiamo letto alcune composizioni, cercando di fissare i punti, le frasi, le sensazioni che maggiormente hanno colpito la nostra attenzione. In tutti i casi (tranne in uno, in cui vi era un flusso di pensieri) è nata una storia.

La mia è stata questa:

Sono da sola in un hotel di Bologna in via Paolo Fabri al numero 43, in un pomeriggio di Dicembre e mi mancano terribilmente i miei figli.   
Mi sento come un palombaro nell'ombra. Mi sembra che tutto stia precipitando. Avverto il vuoto, il senso tremendo di solitudine. Vorrei scappare dal mondo. Ripenso alla mia casa, alla vita com'era, quando eravamo tutti insieme, a quell'ultimo Natale, esattamente un anno fa. La sala illuminata da candele, l'albero che scintillava in un angolo, i regali sotto. Li avremmo scartati così, senza riconoscerli, quello che capita capita, anche se non è il mio. Ridevamo, eravamo felici, uniti. Ora è silenzio intorno, mi sento una cellula dispersa nell'Universo, un Universo che non mi appartiene. I miei figli... se ne sono andati chissà dove, dopo quella notte, quella in cui io e mio marito abbiamo litigato furiosamente per quella che allora mi era parsa una tragedia ed ora appare solamente un'inezia. 

foto di gruppo

Grazie ad Andrea Fazioli e grazie all'Associazione Amici di Piero Chiara con Bambi Lazzati.

mercoledì 17 settembre 2014

BUON ANNO SCOLASTICO, RAGAZZI!

Voglio iniziare questo anno, lasciandovi questa meravigliosa lettera di Abraham Lincoln all'insegnate di suo figlio.

            Caro professore,         

insegni al mio ragazzo che non tutti gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma La prego di dirgli pure che per ogni malvagio c'è un eroe, per ogni egoista c'è un leader generoso.
Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico e gli faccia capire che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una moneta trovata.  
Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo allontani dall'invidia e gli faccia riconoscere l'allegria profonda di un sorriso silenzioso.
Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri, ma gli conceda anche il tempo per distrarsi con gli uccelli nel cielo, i fiori nei campi, le colline e le valli.
Nel gioco con gli amici, gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole di una vergognosa vittoria, gli insegni a credere in se stesso, anche se si ritrova solo contro tutti.   
Gli insegni ad essere gentile con i gentili e duro con i duri e gli faccia imparare a non accettare le cose solamente perché le hanno accettate anche gli altri.
Gli insegni ad ascoltare tutti ma, nel momento della verità, a decidere da solo. Gli insegni a ridere quando è triste e gli spieghi che qualche volta anche i veri uomini piangono.    
Gli insegni ad ignorare le folle che chiedono sangue e lo esorti a combattere anche da solo contro tutti, quando è convinto di aver ragione.     
Lo tratti bene, ma non da bambino, perché solo con il fuoco si tempera l'acciaio.
Gli faccia conoscere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso.        
Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore e gli insegni ad avere fiducia anche in se stesso, perché solo così può avere fiducia negli uomini.  
So che le chiedo molto, ma veda cosa può fare...

Spero di poter essere per tutti voi l'insegnante che Lincoln avrebbe voluto per suo figlio.

Chi lo desiderasse, la può ascoltare direttamente cliccando qui

giovedì 4 settembre 2014

GialloStresa14 foto ricordo

Ringrazio sentitamente la fotografa Maddalena Pavia, per avermi inviato queste bellissime foto, ricordo della finalissima del GialloStresa 2014.
Mi è piaciuto raccoglierle in un collage.

GRAZIE!
(Per vedere l'immagine in grande, cliccare sopra)
al centro, Ambretta Sampietro mi consegna il premio del quarto posto;

in alto a destra: il gruppo dei finalisti varesini (da sinistra: Emiliano Pedroni, Rossana Girotto, Antonella Mecenero; la giurata Carmen Giorgetti Cima, l'organizzatrice del concorso Ambretta Sampietro, io e Daniela Suvilla);

in alto a sinistra e in basso a destra: il presidente della giuria Franco Forte, Ambretta, Laura Veroni, la giurata Mariangela Camocardi e Carmen Giorgetti Cima;
in basso a destra:un momento della presentazione.



domenica 31 agosto 2014

I Consigli di Mariangela Camocardi

Non posso fare a meno di condividere nel mio blog una parte dall'intervista di Chiara Parenti a Mariangela Camocardi, già pubblicata sul suo blog, Il Giardino d'Estate. Voglio fare tesoro delle parole della Camocardi laddove la grande scrittrice elargisce suggerimenti, ma soprattutto voglio riportare il suo pensiero sui sogni, perché è esattamente così che la penso anch'io. 
Spero che Chiara Parenti voglia perdonare questo piccolo "furto".

Chiara: 25 anni di carriera e oltre 40 romanzi all’attivo: che consigli daresti a chi è appena all’inizio e vorrebbe intraprendere la tua stessa strada?

Mariangela: ... io definisco chi ambisce fare questo mestiere “autolesionista allo sbaraglio”. Se dentro però c’è autentica passione e non la voglia di scribacchiare tanto per far leggere agli altri il proprio diario, bisogna rimboccarsi le maniche e sgobbare duro. L’obiettivo è riuscire a prendere le distanze dalla mediocrità imperante che imperversa con un testo che si lascia leggere fino all’ultima pagina, invece di essere abbandonato dopo le prime dieci. Il mio consiglio, per ciò che può valere, è quello di diffidare le amiche dal mettere recensioni a cinque stelle: il lettore si può fregarlo solo una volta, poi è lui che cestina l’autrice appena scorge il suo nome sulla copertina di qualunque lettura. Aggiungo di non arrendersi davanti ai no che piovono a catinelle. Mai mollare, se ci credi, e crederci significa realizzare i sogni.

Scrivere non è soltanto ispirazione, ma anche tecnica e regole che devono essere applicate. 

Disney diceva:“È divertente rendere possibile l’impossibile.” La penso esattamente come lui. I sogni sono un nutrimento indispensabile come il pane perché alimentano la nostra volontà e stimolano l’entusiasmo. L’entusiasmo è il carburante che ti fa andare avanti in tutte le cose che si fanno, capace di alleviare la fatica e i sacrifici che una professione come questa comporta. Quando poi stringi tra la mani il “tuo libro” e vedi il tuo nome sotto un titolo, la sensazione è, almeno per me, fantastica. Lo accarezzi e capisci che ne è valsa la pena di affrontare tutto quello che ti ha portato a quel magnifico risultato: vale sempre la pena di credere nei propri sogni. 

(tratto da: Mariangela Camocardi: "Se puoi sognarlo, puoi farlo!", dal blog di Chiara Parenti, Il Giardino d'Estate)


GIALLOSTRESA 2014

LA FINALISSIMA DEL GialloStresa 2014





Con una giuria che ha come presidente Franco Forte, direttore editoriale della Mondadori, e come giurate due donne del calibro di Carmen Giorgetti Cima, traduttrice dallo svedese, sotto la cui penna sono passati tutti i grandi nomi del Nord, e la scrittrice Mariangela Camocardi, autrice di oltre trenta romanzi di successo, essermi classificata quarta all'edizione del GialloStresa 2014 è per me un grande onore. Sono molto felice del risultato raggiunto, ma lo sono ancor di più per avere condiviso la finale con i miei compagni di penna.
Ringrazio Ambretta Sampietro, che due anni fa mi ha invitata a partecipare a un concorso che mi sta dando tanto dal punto di vista delle emozioni e della scoperta delle mie potenzialità di scrittrice (lo scorso anno ho vinto il premio della miglior scrittura femminile) e tanto dal punto di vista della conoscenza di persone speciali, con alcune delle quali sono nate amicizie e condivisioni di interessi e progetti.
Per questa terza edizione del GialloStresa voglio ringraziare la Giuria, per avere apprezzato il mio racconto, e la giornalista Carla Tocchetti per l'intervista pubblicata su La Provincia di Varese uscita oggi, e per la cordialità con cui si è presentata a noi finalisti.

Ringrazio e abbraccio tutti i miei compagni di questo meraviglioso viaggio nel mondo della scrittura e rinnovo i miei complimenti a Rossana Girotto, vincitrice di questa edizione, ad Antonella Mecenero, seconda classificata, nonché a Luca Romanello, che si è posizionato al terzo posto! 





sabato 30 agosto 2014

New York New York

le immagini più belle di New York dai miei scatti, formato cartolina
Cemento, traffico intenso, suono di sirene continuo, come nei film, squarci di azzurro attraverso i grattacieli, il rumore assordante dei camion della spazzatura, ambulanze e automezzi dei vigili del fuoco che sfrecciano per le strade, una mescolanza di razze, odore di cibi speziati e di fritto, il giallo dei taxi, clacson che suonano ad ogni incrocio, luci sfavillanti di notte (in cielo impossibile scorgere una sola stella), gente che cammina frettolosa sui marciapiedi con in mano bicchieroni contenenti bevande calde o Coca-Cola, Times Square affollata che è quasi impossibile camminare a passo spedito (si segue il flusso), negozi immensi, aria condizionata a palla, musica per le street, personaggi eclettici e stravaganti, ma anche parchi immensi, l'East River percorso da battelli affollati di turisti che scattano foto... Questa è New York, la grande mela. 

Tra le cose che più mi ricorderò nel tempo, la vista spettacolare dall'Empire State Building (di giorno e di notte), il Museo 911 Memorial, in ricordo delle vittime dell'11 Settembre, veramente toccante, la messa Gospel ad Harlem e lo spettacolo Mamma Mia sulla Broadway.









The Mysteries of Laura: clicca QUI


lunedì 7 luglio 2014

CERESIO'S 2014, IL DIETRO LE QUINTE


Dopo giorni di pioggia, finalmente il sole!      
Arrivo a Porto Ceresio che sta per iniziare il check-sound e i cantanti sono già schierati davanti al palco per la prova volumi.    
Ecco la mia Cinzia che mi viene incontro sorridente, mi bacia e mi abbraccia.
<<Ti presento Sabrina>>, mi dice. <<L'ho conosciuta in Facebook>>.    
Sabrina sfodera un sorriso caloroso e mi stringe la mano. <<Tu sei Laura, quella dell'articolo sul Ceresio dell'anno scorso, vero?>>, mi dice.     
Sì, sono io. Mi spiega che si è iscritta perché ha letto nel mio blog dell'atmosfera di questo concorso e allora ha contattato Cinzia Campo, che io avevo nominato nel mio articolo, e si è lanciata in questa avventura.    
"Che bella cosa!", penso.    
Il bello di questo festival, infatti, è proprio il clima che si viene a creare tra i partecipanti. Mi viene da dire: il bello dietro le quinte. E' lì, infatti, che abbiamo l'opportunità di conoscerci, di scambiarci emozioni, ansie, sorrisi di incoraggiamento. 
Per me questo è il terzo anno di partecipazione e, come i precedenti, sono la concorrente più vecchia. C'è un abisso che mi separa dagli altri. Sono tutti ragazzi dai 17 ai massimo 30 anni. Eppure non avverto questo abisso, eppure non me lo fanno avvertire. Mi sento una di loro, sto bene con loro. Sarà che sono abituata, per la mia professione, a vivere in mezzo ai giovani, sarà che mi sento sempre giovane dentro, sarà che stare con loro è rasserenante...  
Ho ritrovato persone che conoscevo già e ne ho conosciute di nuove.  Ci siamo salutati con affetto, come se il tempo non fosse trascorso dall'ultima volta, come se ci fossimo visti soltanto l'altro giorno.
Ed è stato bello scambiarsi le proprie emozioni, nell'attesa di cantare, supportarsi a vicenda e sentire questo supporto, che è la forza del gruppo.  
Ma la cosa più bella è stato il risveglio, la mattina seguente, nell'aver trovato in Facebook la richiesta di amicizia da parte di alcuni di loro.     
Sono piccole cose, ma sono quelle che ti fanno stare bene, che ti fanno capire che quello che conta di più sono proprio le relazioni tra le persone.
Vi abbraccio tutti, ragazzi!
Un bacio grande, in particolare, a chi, per vari motivi, ho sentito più vicino: Cinzia, naturalmente, alla quale sono legata da un affetto ormai triennale, Sabrina, Alessandro, Francesca (la vincitrice di questa edizione!), Giulia dall'abitino a fiori, che è stata tanto tenera e carina nel condividere con me quasi l'intera serata, seduta al mio fianco.     
Un bacio speciale va a due persone che mi hanno fatto una sorpresa inaspettata: Luca e Matteo, due miei alunni che sono venuti a sentirmi e che ho trovato a fine serata dietro le quinte. Piccole cose che ti allargano davvero il cuore!    
Grazie, cuccioli! E grazie anche alle vostre famiglie!

Complimenti alle tre vincitrici: FRANCESCA GUERRINI, CINZIA CAMPO e MAILA CASPANI!

E da ultimo, ma non ultimo (come si suol dire), complimenti al super ospite, MARCO MURARO



venerdì 4 luglio 2014

Omaggio a Giorgio Faletti

Faletti era un grande, una delle persone più versatili nel mondo dello spettacolo e della letteratura contemporanea.
Ricordo ancora di lui i personaggi che risalgono all'epoca del mitico Drive In, quando ero una liceale e aspettavo la domenica sera per vedere Vito Catozzo o la suora, solo per citare due dei personaggi da lui interpretati.
Ancora oggi mi viene da dire ai miei alunni (quando li scopro a scopiazzare): "... e credete voi che io non vi veda?"     
Ma Faletti non era solo un cabarettista (uno dei miei preferiti), ha dimostrato di essere molto di più in campo artistico: attore, cantante (come dimenticare il Signor tenente di Sanremo?) e scrittore di successo.        
Ho letto quasi tutti i suoi libri e li ho trovati tutti belli. Il primo, Io uccido, divorato in due giorni, il secondo, Niente di vero tranne gli occhi, ancora più bello, poi era riuscito a cambiare completamente genere col terzo romanzo, Fuori da un evidente destino, e ancora con i racconti, Io sono Dio...     
Lo stimavo molto.      
Giorgio Faletti (immagine da internet)

Una sera a una presentazione del GialloLago, mi è stato chiesto quale libro scritto da altri avrei voluto avere scritto io. Ho risposto che avrei voluto che fossero miei tre libri: Venuto al Mondo, Come Dio comanda e Io uccido.    
Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto conoscerlo personalmente, ho sempre pensato a lui come a una persona che avesse dentro un universo da esprimere.       
Mancherà, sicuramente mancherà la sua impronta, non trovare più suoi libri tra le novità in libreria o sugli scaffali dell'Esselunga, non vederlo più recitare in qualche film. Capiterà spesso, ora che la notizia della sua morte è fresca, sentir parlare di lui, vedere esposti tutti i suoi libri, sentire alla radio il signor tenente, rivedere Notte prima degli esami... sì, capiterà. Ma qualunque cosa sarà dopo, di certo nessuno potrà mai dire che non abbia lasciato il segno in una generazione che, come la mia, è cresciuta con lui.
Voglio ricordarlo con due sue frasi che reputo significative.
    
La prima è rappresentativa di quello che lui è stato:

Sono un giocatore. Non sono mai immobile. Non mi ripeto. Investigo, corro, rischio, sperimento. Vorrei che la gente sapesse che in tutti questi anni non mi sono mai fermato. Continuo a cercare strade nuove. 
Giorgio Faletti, 2013
(Sissi De Rosa)

L'altra la scrivo soprattutto per me, per non dimenticarla mai:

Ma il coraggio è anche questo. La consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partite mai.     
Da "Fuori da un evidente destino"  
(Sissi De Rosa)


Ciao, grande uomo! Abbiamo condiviso le stesse passioni! 
E' stato un piacere averti conosciuto. 

martedì 24 giugno 2014

Premio Internazionale di Letteratura città di Como

Ringrazio l'Associazione Eleutheria, in modo particolare il dottor Giorgio Albonico, e tutto lo staff dell'organizzazione del premio, per avermi inviato l'attestato di partecipazione alla prima edizione del Concorso Internazionale di Letteratura città di Como.
E' apprezzabile l'attenzione che Eleutheria ha dedicato a tutti partecipanti.



attestato di partecipazione

mercoledì 18 giugno 2014

GialloStresa 2014

GIALLOSTRESA 2014

i finalisti del GialloStresa 2014 con il direttore editoriale della Mondadori, Franco Forte, e l'organizzatrice del concorso, Ambretta Sampietro


Ed eccoci di nuovo qui, alla proclamazione dei finalisti del GialloStresa!     
Un'altra esperienza entusiasmante, altre emozioni condivise.   
Come l'anno scorso, la proclamazione dei finalisti è stata preceduta dalla presentazione di due scrittori, il giovane esordiente Marco Ghizzoni, che ha presentato il suo "Il cappello del Maresciallo", e il direttore editoriale della Mondadori, Franco Forte, scrittore a sua volta, nonché sceneggiatore e curatore, che ha presentato il suo ultimo best seller "Gengis Kan".    
E' sempre una bella esperienza assistere a queste presentazioni, perché sono fonte preziosa di conoscenze e di preziosi consigli.  
Marco Ghizzoni
Sentire Ghizzoni, spigliatissimo scrittore cremonese, lo sguardo acuto, attento osservatore della realtà circostante, ammettere che nel suo libro mancasse l'ingrediente principale, cioè la storia, mi ha molto colpita e mi ha fatto riflettere. La mancanza di tale ingrediente gli era stata fatta notare da  Giovanni Cocco, vincitore del premio Campiello 2013 con il romanzo "La Caduta", da lui conosciuto quasi per caso in Facebook. Ghizzoni ci ha raccontato un po' di questa amicizia, nata per caso nel social network, e di quanto essa sia risultata preziosa per la sua formazione. Come ha detto Ghizzoni, in questo "mestiere" è molto importante l'umiltà, soprattutto all'inizio, se si desidera imparare, é fondamentale seguire il consiglio di chi ha più esperienza, fidarsi e affidarsi, non pensare di avere completato il proprio lavoro, se prima non è stato "criticato" da chi è più competente di noi.  
E' un po' come quando io scrivo i racconti che invio ai concorsi.      
Ne ho vinti alcuni e sono arrivata in finale in altri e, ogni volta, prima della pubblicazione, il mio lavoro è stato editato. Ecco, l'editing è una cosa importantissima. La prima volta che mi è stato editato un racconto, ho sofferto, perché i cambiamenti e le parti "tagliate" mi parevano "amputazioni" di una parte di me. Poi ho capito che sono una cosa fondamentale, perché io ho una visione a senso unico della mia storia, mentre l'editor vede ad ampio raggio, facendosi interprete del punto di vista del lettore, e oggi attendo solo che la mia storia venga "ripulita" dagli sfronzoli inutili, corretta, sistemata. Poi la rileggo con ammirazione, soddisfazione e gratitudine nei confronti della persona (sconosciuta) che ha messo mano al mio lavoro, rendendolo migliore.      
Che dire, invece, di Franco Forte, direttore editoriale della Mondadori, scrittore, curatore,
Franco Forte
traduttore e consulente, se non che sono rimasta impressionata dalla sua preparazione e dalla sua professionalità? Tanto di cappello alla sua invidiabile Ars Oratoria! A lui è spettato il compito di proclamare i dieci finalisti del concorso. Trepidazione, attesa e, finalmente i nomi!       
Sono molto felice di essere arrivata tra i dieci selezionati, ma soprattutto, sono felice di avere ritrovato in finale con me alcune persone con le quali ho stretto, durante l'arco dell'anno, un'amicizia (più virtuale che reale, a causa della distanza e degli impegni lavorativi), in modo particolare Sabrina e Ross.     


Ci rivedremo a Settembre, per la proclamazione del vincitore.

l'articolo sulla Prealpina

domenica 8 giugno 2014

PER I MIEI RAGAZZI DI 1^ e 2^ I

Non avrete mica pensato che mi sono dimenticata di voi, vero? 
Ho dedicato una lettera e dei pensieri più lunghi alla terza, perché dal prossimo anno non sarò più con loro, ma un pensiero e un abbraccio immenso voglio dedicarlo anche a voi, che siete i miei ragazzi più piccoli.
Vi auguro un'estate serena, all'insegna del relax e del divertimento (non studiate troppo, lo dico soprattutto per alcuni e senza ironia: l'estate è fatta per riposare la mente!).

Vi abbraccio con quell'abbraccio collettivo che la seconda mi ha chiesto l'ultimo giorno e che poi, non so perché, non siamo riusciti a fare.

BUONE VACANZE, ragazzi!

Ci vediamo a Settembre :-*

La vostra prof

LA MIA TERZA E

LETTERA ALLA TERZA E



Lacrime, abbracci e disperazione tra le ragazze di quella che era stata definita una classe difficile e disgregata. Abbracci tra ragazze e ragazzi, occhi lucidi anche per qualche maschietto. Una scena da libro "Cuore".       
Non sembra nemmeno l'ultimo giorno di scuola. E mica piangono di felicità! No, no: piangono, perché la scuola è finita e perché non si rivedranno più, non così, non come adesso.    
<<Possiamo accendere la musica?>> mi chiedono. Ma sì, dai, è l'ultimo giorno, che sarà mai!
Tutti zitti! Una ragazza ha da leggere qualcosa: una lettera d'AMORE scritta per tutti i compagni. Canzone strappalacrime in sottofondo. Mi sento tanto Maria De Filippi a "C'é posta per te!".   
       
Voglio riportare in questa pagina solo alcune righe di quella lettera alla classe che mi hanno voluto regalare a fine giornata.

        Cara classe,      
ormai sono trascorsi tre anni, tre anni indimenticabili, tre anni di risate, note, amicizie e incomprensioni...La fine è ormai arrivata, [ma] questa che ci sembra una fine in realtà è solo un nuovo inizio, l'inizio di un'amicizia ancora più forte...    
In quest'ultimo anno abbiamo imparato molte cose nuove, ma l'unica di cui mi importa veramente è avere capito (forse troppo tardi) che il famoso senso della mia vita siete voi! Non so se avete mai visto il film "Noi siamo infinito"... parla di un'amicizia che, nonostante la distanza, gli anni, le incomprensioni va avanti e continua per sempre, come continuerà la nostra...   
Io so che un giorno queste diventeranno solo delle storie e che le nostre immagini diventeranno vecchie fotografie e che noi diventeremo il padre e la madre di qualcuno, ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui e vi sto guardando e siete fantastici...


Un altro alunno, invece, scrive così:

... Non ci sono parole per descriverci, siamo la classe più bella, con voi ho fatto cose che negli anni precedenti non avevo mai né fatto né visto... Ho passato tre anni con voi e devo dire che sono stato benissimo, ma soprattutto  l'ultimo, perché ci siamo conosciuti meglio, abbiamo imparato a scherzare e ridere insieme. Devo dire che mi avete lasciato un segno tutti quanti...

Qualcuno ha scritto un biglietto anche a me:

Grazie, prof, per questo anno fantastico! Mi ha aiutata molto e per questo volevo ringraziarla. Con i suoi modi di fare lei è riuscita ad unire la classe. Mi ritengo fortunata ad averla avuta come prof.

Poi è arrivata una lettera:

Ho deciso di scriverle perché è la prof che in questa classe più di tutti ha lasciato un segno. Come facciamo a lasciarla? Tutte quelle emozioni provate insieme, dal cortometraggio ai rimproveri, alle battute che ci siamo scambiati... Lei è arrivata solo quest'anno, ma ha lasciato un segno indelebile, perché è diversa dagli altri, per il suo modo di fare. Ci sarebbe troppo da dire.  
Concludo, dicendo che per noi sarà davvero difficile lasciarla, ci saranno pianti, addii...        
Beh, spero che un giorno la potremo incontrare di nuovo. Magari lei sarà nonna, avrà dei nipoti, e noi genitori, ma la nostra avventura non la cancellerà mai nessuno.     
Si ricordi per sempre delle nostre cavolate e ci scusi se qualche volta l'abbiamo fatta arrabbiare. Spero che ci porterà sempre nel suo cuore.

Beh, da parte mia ho da dirvi solo due cose:
una è che mi sono commossa tantissimo e mi tremava il cuore a leggere le vostre lettere, ma (come vi ho sempre detto) non piango mai in pubblico, perché mi vergogno tantissimo (ma vi giuro che ho fatto una fatica terribile a trattenermi e ho pianto a rileggerle a casa, da sola);   
l'altra è che VI VOGLIO BENE  anche io!

Buona fortuna, classe di disperati!!! Ma disperati davvero, come quella volta in cui Zec ha messo ai piedi i guanti, al posto delle scarpe, e avrei voluto ridere a crepapelle insieme a voi, ma non l'ho potuto fare!     
Non vi dimenticherò, statene certi: vi ho già tutti dentro di me.

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PS: ci vediamo agli esami... e questa non è una minaccia :-)